Tutto quello che c’è da sapere sui defibrillatori: ce lo spiega Marcello Segre News 1 Febbraio 202111 Febbraio 2021 L’importanza dei defibrillatori è tornata di attualità con la morte di un avvocato Luca Zambelli, stroncato da un infarto durante una corsa nel parco del Valentino, lo scorso 10 gennaio. Un tragico evento che ha sbloccato una richiesta ferma da due anni: nel parco più amato dai runner torinesi, davanti al circolo Canottieri Cerea, un DAE è stato finalmente installato dall’associazione italiana Cuore e rianimazione Lorenzo Greco e da Specchio dei Tempi. Ma come funzionano i defibrillatori, chi può usarli e quanti ce ne sono a Torino? Risponde Marcello Segre, presidente dell’associazione nata nel 2016 in memoria del giovane studente Lorenzo Greco dell’Istituto Agnelli, che nel febbraio del 2014 morì all’età di 12 anni a causa di un arresto cardiaco in classe. Partendo dall’analisi della situazione attuale. “È evidente che il virus influisce sulle persone deboli, che già hanno altre patologie. Non si muore di Covid, ma con Covid: quasi un terzo dei morti con Covid avevano patologie cardiache pregresse. Poi ci sono le morti, diciamo così, indirette, dovute alla mancanza di controlli preventivi o al timore di andare in ospedale: alcune stime parlano di un aumento di tre volte”. Ma i numeri delle vittime di morte cardiaca erano impressionanti anche in epoca pre-covid. “In Italia – continua Marcello Segre – muoiono di infarto 60mila persone all’anno, di gran lunga la prima causa di morti improvvise, se pensiamo che le vittime di incidente stradale sono 1500/2000 all’anno”. I defibrillatori possono risolvere, almeno in parte, il problema: “Prima di tutto è importante capire come funzionano. L’attacco cardiaco, cioè l’infarto, è un problema circolatorio, che si verifica quando si blocca il flusso sanguigno al cuore. Nel 75 per cento dei casi è preceduto dall’arresto cardiaco, che è invece è un problema meccanico, elettrico: il cuore va in fibrillazione, ha un ritmo anomalo che non fa pompare sangue al cervello. Ogni minuto che passa, si perde il 10 per cento della vita: dopo 5 minuti di mancanza di sangue ossigenato al cervello, iniziano il danno celebrali. Chiunque può intervenire con massaggio cardiaco, che pompa sangue al cervello, noi lo insegniamo nelle scuole: è un movimento meccanico che allunga i tempi ma non fa ripartire il cuore. Invece il defibrillatore fa ripartire il cuore, le piastre che metti sul petto della persona riconoscono questa fibrillazione e danno l’impulso elettrico che fa ripartire il normale battito”. Quante persone si possono salvare con la defibrillazione precoce? “Ad oggi si salva circa il 5 per cento delle persone colpite da arresto cardiaco. Ci sono esperienze locali, per esempio a Piacenza, dove si raggiunge il 40 per cento. Negli impianti sportivi si arriva al 95 per cento. Si può fare molto, moltissimo”. Ma chi può usare il defibrillatore: “Tutti, perché parla e spiega cosa fare. È più facile da usare del Bimby, il trapano più pericoloso, eppure non servono patenti per usarlo. I corsi ci sono, noi ne facciamo tanti, ma li può usare, anzi li deve usare chiunque. Dobbiamo diffondere la cultura della defibrillazione precoce”. Quanti DAE ci sono a Torino? “Noi ne abbiamo installati più di 500: nelle scuole, negli impianti sportivi dove sono obbligatori dal 2015, in metropolitana, in alcune farmacie, ne abbiamo dati a carabinieri, polizia stradale, vigili del fuoco. In Regione Piemonte non ci sono dati ufficiali, il consigliere Magliano ha presentato un’interrogazione per avere una mappatura. Sarebbe importante avere una mappatura completa: noi abbiamo un’app con i defibrillatori da noi installati, che serve anche per chiamare i soccorsi, andrebbe implementata”. Oltre all’intervento, c’è anche la prevenzione: “Non si insiste mai abbastanza sulla prevenzione cardiovascolare. Corretti stili di vita, riassumibili nei tre principi del non bere, non fumare e fare attività fisica, e una capillare presenza di defibrillatori semiautomatici sul territorio sono in grado di fare la differenza e abbattere sensibilmente numeri così tragici. Share on Facebook Share Share on TwitterTweet Send email Mail Print Print