Amico Libro, due brevi storie sull’arte come salvezza News 3 Febbraio 20218 Febbraio 2021 L’associazione di volontariato culturale “Amico Libro” propone due brevi storie che hanno come elemento di congiunzione l’arte come salvezza: un’unica presentazione delle due realtà per evidenziare come l’arte, in tutte le sue manifestazioni, può accompagnare e dare significato alla vita delle persone anche in situazioni difficili. Tutti gli articoli pubblicati da Amico Libro si trovano a questo link. “Le cose che non sai”, progetto a sostegno dell’associazione Alzheimer Piemonte Rendere omaggio alla memoria di un padre e raccontare come una famiglia ha affrontato l’Alzheimer. Si chiama “Le cose che non sai” il progetto ideato da Alessia e Ilaria Messuti che, oltre a informare sulla malattia, punta a sostenere l’associazione Alzheimer Piemonte attraverso la vendita di oggetti di design. Servizio di Gabriele Rossetti su Primantenna “Dallo schermo all’aquilone” di Valeria Gennaro Oggi vi racconto una favola. C’era una volta un bravissimo pittore (oggi non c’è più ma per fortuna ci ha lasciato in dono la sua arte pittorica), di nome Piero Lerda. Da ragazzino (era nato nel 1927) durante la tragica ritirata dell’esercito tedesco dalle valli del cuneese, era stato testimone di episodi che avevano inciso profondamente sulla sua sensibilità . Infatti, nella palestra della scuola di fronte alla sua casa di Caraglio, nella via principale, stazionavano, per ordine dei tedeschi, degli uomini del paese tenuti come ostaggi in caso di rappresaglie. Suo padre era appena tornato sano e salvo dal suo turno e altri cittadini di Caraglio erano entrati. Ma nella notte ci fu un agguato partigiano e la decimazione avvenne all’alba in quella stessa palestra. Un trauma che il giovanissimo Piero non cancellò dal suo cuore fino a che lo elaborò, ormai pittore che esponeva nelle galleria torinesi, in una serie di opere dai titoli allusivi come “Uomini in trappola”, oppure “Uomini che si arrampicano su lastre di cristallo” (fig. n. 1 e fig. n. 2). Una ineluttabilità che oggi, in modi profondamente diversi, sembra attanagliare uomini e donne in tutto il mondo, in cerca di salvezza da un altro nemico, invisibile e non ancora sconfitto. Dopo la guerra l’Italia e l’Europa iniziarono la ripresa dalle rovine con rinnovate energie umane e creative, come accadde sempre nella storia dell’umanità. A metà degli anni 1950, tra le tante meraviglie, nasceva anche la televisione, e Torino avviò il nuovo mezzo di comunicazione con grandi successi. Da quello schermo non uscivano solo musica e notizie, ma persino lezioni scolastiche rivolte a tutti, bambini e adulti, in un processo virtuoso di alfabetizzazione e, anche, di unificazione della nostra bella lingua italiana. Il pittore protagonista della nostra favola collaborò per qualche tempo alla creazione di programmi e frequentò gli studi torinesi della Radio televisione italiana. La sua produzione pittorica di quegli anni rivela la fascinazione che lo schermo televisivo emanava, non senza un presentimento del peso che avrebbe avuto in futuro sulla vita quotidiana e sull’immaginario collettivo di tutti. Dipinse molte opere dai titoli come “PERSONAGGIO SCHERMO”, “UOMO E SCHERMO”(fig. n 3 e fig. n 4), dove l’identificazione tra lo spettatore e lo spettacolo era quasi totale. E non sapeva che nel 2020 proprio quegli schermi, insieme al computer, ai cellulari e ai tablet, in una sorta di sortilegio magnetico, avrebbero scandito il nostro tempo di chiusura difensiva e di riformulazione dei nostri ritmi esistenziali. Ma può succedere, nella realtà come nelle favole, che gli artisti abbiano una visione lungimirante della vita e nelle loro creazioni già la prefigurano. Piero il pittore sognava anche un mondo migliore dove, forse, solo l’innocenza dei bambini avrebbe ridato vitalità e speranze a tutti gli esseri viventi. Così immaginò che i bambini avrebbero creato nuove città ricche di colori e di luce, molto simili alle giostre dei lunapark o dei carillon, in cui i monumenti sarebbero stati giocattoli o animali come in una sua “Città giostra” con “il monumento al cavallo a dondolo” (fig. n. 5). E in quei cieli senza smog, come un invito alla speranza, alla gioia e alla rinnovata libertà dal dolore, dalle malattie, dalle pandemie e dalle guerre, Piero decise di lanciare gli aquiloni. Tanti, coloratissimi, leggeri, roteanti, fluttuanti, alti nei cieli tiepoleschi delle sue città sognate , tra favole antiche e realtà sperata. Cosi io chiudo il racconto della mia favola con l’invito ad unirci tutti in un volo di aquiloni dove bellezza e speranza ci saranno da guida (fig. n. 6). Share on Facebook Share Share on TwitterTweet Send email Mail Print Print