La lettera aperta di Telefono Rosa Piemonte dopo la violenza avvenuta in una residenza universitaria torinese

Abbiamo optato per una comunicazione pubblica e aperta, invece di una lettera o di una e-mail individuale. Questo perché ciò che intendiamo manifestare non è un atto di addebito ma un invito, che alla luce delle attuali circostanze è pressante.

Ciò che è accaduto recentemente in una residenza universitaria torinese è di eccezionale gravità. Gravissima la violenza, ancora più deplorevole perché avvenuta in un luogo potenzialmente sicuro. 

Sono state tante le comunicazioni (via e-mail, social, web e telefono) che in questi giorni hanno raggiunto la nostra Associazione: studentesse preoccupate, madri e padri ancora di più. Quanto accaduto ha concretizzato timori diffusi nei confronti della permanenza fuori sede di tante giovani ragazze: e certamente non solo a Torino.

Si sono spenti i riflettori nei confronti della ragazza che è stata vittima dell’aggressione, fisica e sessuale: per fortuna, affermiamo risolutamente, perché non è certo auspicabile essere al centro di una cronaca così devastante. Molto meglio, per lei, elaborare quanto accaduto con l’obiettivo, appena possibile, di tornare ad una seppur dolente normalità. Purtroppo, però, il silenzio è calato su tutto, e questo non va bene.

Prendiamo atto delle rassicurazioni legate al potenziamento dei servizi di sorveglianza: un po’ tardi, ma è pur sempre una decisione corretta. Il tema della sicurezza di donne e ragazze non può e non deve però essere solo conseguente a una aggressione. Possiamo facilmente ipotizzare che per un fatto emerso ve ne siano tanti altri che, per diversi motivi, non siano invece noti.

La nostra lettera aperta è quindi rivolta ai gestori e ai responsabili delle strutture studentesche, ma il contenuto potrebbe valere per responsabili e gestori di discoteche, locali pubblici, spazi universitari o scuole, di qualunque ordine e grado. 

La sicurezza è un tema fondamentale, in ottica preventiva; indagini e repressione valgono solo a fatti ormai compiuti, quindi troppo tardi.

Insieme a questo invito, rivolto a chi deve occuparsi della serena quotidianità delle nostre ragazze o giovani donne, sentiamo però anche l’obbligo di invitare a superare la vergogna o la diffidenza di coloro le quali (e forse non sono poche) sono state offese da varie forme di violenza e che non lo hanno confidato a nessuno. A loro chiediamo di informare le Autorità competenti, le sole che possano avere una mappatura reale del fenomeno e intervenire di conseguenza: oppure le invitiamo a rivolgersi ad un centro antiviolenza, in forma riservata e anonima.

In un contesto così complesso non possiamo né dobbiamo dimenticare, però, tutta la cittadinanza: mancanza di solidarietà, di attenzione, se non vera e propria omertà, costituiscono il substrato sociale nel quale si consumano ogni giorno violenze anche molto brutali nei confronti di bambine, ragazze e donne. Impossibile credere che episodi che accadono spesso in luoghi frequentati da tantissime persone o in abitazioni o locali condivisi non siano percepiti da coloro che sono nei pressi. Ritenere che siano fatti che non ci riguardano direttamente è contrario ad ogni principio di vicinanza, solidarietà e cittadinanza attiva. 

La violenza si combatte collettivamente, non sono mai fatti privati.

Il Telefono Rosa Piemonte di Torino

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