“Nel 2020 la donazione del sangue è cresciuta, più in difficoltà la macchina operativa”. Il punto della situazione con la Fidas

“Ripercussioni della pandemia sulla donazione di sangue? Non ne abbiamo risentito dal punto di vista della donazione, anzi la raccolta è cresciuta nel 2020 e la tendenza continua nel 2021. Piuttosto la mancanza di medici, impegnata in altre emergenze, rischia di mettere in crisi la macchina operativa”.

Lunedì 14 giugno è la giornata mondiale del donatore di sangue: è l’occasione giusta per fare il punto della situazione con Giovanni Borsetti, presidente dell’Associazione Donatori Sangue Piemonte (ADSP), che è la principale federata della Fidas a livello piemontese e anche nazionale. “Nel 2020 – approfondisce – abbiamo rispettato gli accordi con Regione Piemonte, ovvero quanto avevamo programmato in termini di donazioni. La nostra associazione fornisce 35/40mila dosi all’anno, l’Avis più o meno il doppio, poi ci sono la Croce Rossa, gli Amici della banca del sangue e altre associazioni più piccole che contribuiscono alla raccolta, con la differenza che solo Fidas e Avis hanno strutture proprie per i prelievi, senza dover ricorrere agli ospedali”. Ma cosa si intende per dose di sangue? “Due tipologie: prelievi di sangue intero, in sacche da circa 450 grammi, oppure plasma puro, in sacche da 600 grammi, che serve per i farmaci salvavita. C’è stato un leggero calo nella donazione di sangue intero, compensato però da una grande crescita di donazione del plasma, che è importante per curare i malati di Covid ed è stato anche al centro di una campagna mediatica”.

I numeri piemontesi rispecchiano i dati nazionali, presentati dal Centro Nazionale Sangue: il sistema italiano ha retto alla pandemia, le donazioni sono state quasi 2,9 milioni, di cui 2,5 milioni di sangue intero e il resto in aferesi (che è una tecnica moderna di donazione che permette di estrarre dal sangue solo alcuni componenti selezionati, come il plasma o le piastrine, restituendo altresì tutti gli altri elementi al donatore stesso). Il plasma conferito alle aziende convenzionate per la produzione di medicinali plasmaderivati nel mese di aprile 2021 ha raggiunto 72.975 kg, con una crescita del +16,7% rispetto al mese di aprile 2020. Ma sono sempre meno le persone che donano: 1.626.506 i donatori totali nel 2020, in calo del 3,4% rispetto al 2019; scendono del 2% i nuovi donatori e, di conseguenza, sale l’età media; aumentano, come detto, quelli in aferesi, probabilmente per effetto delle campagne di comunicazione riguardanti il plasma iperimmune.

È nella macchina organizzativa, come detto, che sta nascendo un problema: “Stanno intervenendo fattori – continua Giovanni Borsetti – che mettono in crisi la struttura, in particolare la mancanza di medici per effettuare i prelievi: ne parlo anche a nome dell’Avis, con cui ci confrontiamo tutti i giorni. Il Ministero della Sanità sta assumendo molti medici che, comprensibilmente, preferiscono entrare nel pubblico impiego, anche la campagna vaccinale sta impegnando tanti medici e infermieri che prima partecipavano alla donazione del sangue. Tutto giusto, per carità, ma ci troviamo in questo paradosso: come volontari e donatori andiamo bene, ma è la macchina che rischia di non essere all’altezza della situazione”.

Anche sulle campagne mediatiche c’è qualcosa da specificare: “Gli appelli servono sempre per mantenere alta l’attenzione al problema della donazione del sangue, ma serve sempre equilibrio. In primavera è stato lanciato un allarme, i donatori – che sono sempre e comunque eccezionali – sono accorsi e ci siamo ritrovati con un esubero di sangue, con un doppio rischio: da una parte il sangue ha una scadenza di due mesi, dall’altra devono passare 90 giorni tra una donazione e l’altra, quindi all’abbondanza segue sempre una carenza. Quello che serve è una donazione coerente e continua durante tutto l’anno: le piccole accelerate sono all’ordine del giorno e vanno gestite, le sollecitazioni sono utilissime per mantenere alta l’attenzione, l’allarme ingiustificato non serve. Infatti ai donatori dico sempre di ascoltare la propria associazione e non la radio o la televisione, siamo noi ad avere il calendario delle donazioni e conoscerne le tempistiche”.

In generale, al di là del periodo specifico, c’è carenza di sangue o siamo ben organizzati? “In Italia siamo quasi all’autosufficienza – risponde Giovanni Borsetti – sicuramente lo siamo nella Regione Piemonte, anzi tutti gli anni destiniamo le eccedenze ad altre regioni, come la Sardegna”. Quindi possiamo concludere con un applauso ai nostri donatori. “Assolutamente sì, per motivi culturali e organizzativi siamo una regione modello”.

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