Comitato Girotondo: “In 25 anni abbiamo ospitato 1.500 bambini bielorussi” News 20 Aprile 20213 Maggio 2021 35 anni fa, il 26 aprile del 1986, un’esplosione nella centrale nucleare V.I. Lenin, a pochi chilometri da Chernobyl, in Ucraina, immise nell’aria radioattività in quantità equivalente a circa 500 ordigni come quello sganciato su Hiroshima. A distanza di 35 anni le radiazioni continuano ancora a danneggiare la salute di migliaia di abitanti in Bielorussia, Ucraina e Russia. Una serie televisiva di grande successo ha riportato “di moda” l’argomento Chernobyl, tanto che tour turistici di dubbio gusto portano centomila persone all’anno nella cosiddetta “zona di alienazione”, i 30 chilometri intorno alla centrale in cui è vietato l’accesso. Ma c’è chi delle conseguenze di quella tragedia, soprattutto per quanto riguarda i bambini, se ne occupa fin dalla prima ora. È il caso – tra gli altri – del Comitato Girotondo, con sede a Gassino Torinese, che dal 1995 accoglie in Italia bambini bielorussi e concretizza progetti umanitari sul territorio ex sovietico. “In quei giorni, il vento soffiava verso la Bielorussia – racconta Anna Marisa Rapalino – e i villaggi di quelle zone di confine con l’Ucraina hanno subito conseguenze tra le peggiori”. Sono più di 1500 i bambini che negli anni sono stati ospitati dai volontari del Comitato Girotondo, fermati solo dalla pandemia: “Da un anno a questa parte abbiamo dovuto interrompere ogni attività, sia qui in Italia che in Bielorussia, dove per altro la situazione dei contagi è tutt’altro che chiara. Dubito che questa estate riusciremo a fare qualcosa, speriamo di ricominciare con il 2022”. Ma prima come funzionava? “Accogliamo bambini bielorussi – spiega Anna Marisa Rapalino – fin dal 1995: in 40 giorni il loro organismo perde il 50/60 per cento della radioattività accumulata e si riattiva il sistema immunitario. Non in estate, ma facciamo venire un’intera scuola in periodo scolastico, con la loro insegnante, in modo che possano proseguire nel loro programma. Vengono tutti, per non fare preferenze, per due anni consecutivi, e garantiamo loro visite pediatriche, ecografia alla tiroide e cure dentistiche. I bambini vengono affidati alle famiglie, agli adulti garantiamo vitto e alloggio, ci appoggiamo a scuole di Gassino e Torino, in zona Pozzo Strada, oppure affittiamo dei locali. Tutto a nostre spese”. La seconda parte dell’attività del Comitato Girotondo si svolge direttamente in Bielorussia: “Andiamo dal 2000 – continua la presidente – e abbiamo visto da subito che le necessità sono moltissime, soprattutto nei villaggi rurali al confine con l’Ucraina, la zona più contaminata, dove la rassegnazione delle persone è totale. Dobbiamo ridargli un po’ di speranza, ci siamo detti. Il primo progetto è stato costruire bagni e docce nella scuola, visto che non c’erano e in realtà anche in tante case non c’è acqua corrente. Abbiamo fatto un accordo con le autorità locali, nel fine settimana anche le famiglie possono usare le docce. Può sembrare una piccola cosa, ma è stata una bellissima esperienza per tutti, così abbiamo messo le basi di un’amicizia profonda che dura ancora oggi”. Tutti gli anni, da allora, è stato organizzato un campo estivo di lavoro, italiani e bielorussi gomito a gomito, e un centro estivo per i ragazzi: “A fare la turista dell’orrore a Chernobyl non ci sono mai andata, ma in Bielorussia vado, o meglio andavo, due o tre volte all’anno” continua Anna Marisa Rapalino. “Venivano con noi anche dentisti italiani, ma con le attuali leggi non più possibile perché serve il riconoscimento della laurea. A proposito, finanziamo diverse borse di studio, molti ragazzi si sono laureati e si sono affrancati dalla vita rurale che altrimenti li avrebbe attesi. Ricordo ancora un ragazzo che qui in Italia aveva visto il suo primo computer, ora fa il programmatore”. Come in tutte le esperienze di volontariato, c’è un grande “ritorno” di quando donato. “Quello bielorusso è un popolo estremamente ospitale, quando arriva uno straniero qualsiasi famiglia imbandisce la tavola per accoglierlo, piuttosto si indebitano per farlo, ma l’ospite è sacro. Negli anni abbiamo costruito amicizie bellissime e, se all’inizio era difficilissimo comunicare, con i social attuali è molto più semplice tenersi in contatto. Speriamo di poter ricominciare presto a vederci di persona, qui in Italia e in Bielorussia”. Share on Facebook Share Share on TwitterTweet Send email Mail Print Print