Fecondazione Assistita e Legge 40: dopo 10 anni Ferdervita traccia un bilancio

federvita petitComincia con alcuni dati, snocciolati dalla Presidente Marisa Orecchia, il convegno “Fecondazione Artificiale e Legge 40” organizzato da Federvita Piemonte, la Federazione ragionale che mette in rete i Movimenti per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita, in occasione dei 10 anni dall’emanazione della Legge 40, svoltosi sabato 25 ottobre presso il Teatro del Collegio San Giuseppe a Torino.

In base all’ultima relazione del Ministero della Salute, nel 2014 solo 9.818 dei 105.324 embrioni trasferiti in utero, a seguito di una procedura di fecondazione assistita, ha avuto la possibilità di nascere, mentre 95.506 embrioni, cioè il 90,68%, non hanno visto la luce. L’85,06% delle coppie che ricorre alla provetta non riesce comunque ad avere un figlio. Numeri che sollevano numerosi interrogativi etici, religiosi e giuridici. “Il primo modo di tutelare la vita è difendere la verità”: ha detto Marco Giorgio, Presidente del Centro Servizi V.S.S.P..

La voce della Chiesa Cattolica è affidata alla relazione di Padre Angelo Bellon, docente di Teologia Morale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, il cui intervento ruota attorno all’assunto secondo cui “La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle santissime leggi di Dio: leggi immutabili e inviolabili che vanno riconosciute e osservate. È per questo che non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Papa Giovanni XXIII, Encicl. Mater et Magistra). Metodi che, se funzionali a permettere in taluni casi l’applicazione del presunto diritto alla genitorialità, negano qualsiasi diritto dell’embrione. A evidenziarlo è il giudice della Corte di Cassazione Giacomo Rocchi nel corso della sua analisi della vicenda legislativa e giudiziaria della Legge 40. “Avrebbe dovuto regolamentare il far west giuridico e pratico, invece ha aperto una breccia che, dopo i vari pronunciamenti dei tribunali, si è allargata sempre di più. Dopo 10 anni sono caduti quasi tutti i limiti della legge che ormai è riducibile quanto previsto nella prima riga: ‘è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita’”.

Hanno concluso i lavori due ginecologi, Raffaella Pingitore e Angelo Francesco Filardo, che hanno prospettato alcune alternative al ricorso alla fecondazione in vitro in caso di sterilità. Tra queste la Naprotecnologia, un’abbreviazione di Natural Procreative Technology, letteralmente: la tecnologia della procreazione naturale. Il suo fondatore è un ginecologo, chirurgo americano, Thomas W. Hilgers, direttore dell’Istituto Scientifico Paolo VI, negli Stati Uniti. Si tratta di un insieme di tecniche diagnostiche e interventi medici che hanno per obiettivo l’individuazione della causa dell’infertilità e la sua puntuale rimozione, senza affidarsi alla provetta. Una tecnica che vanta buone percentuali di successo, ma che va contro gli interessi economici delle cliniche dove si pratica la fecondazione assistita. “Un business – come ricorda la Presidente di Federvita, Marisa Orecchia – in costante crescita”.

 

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