Telefono Rosa – Non solo telefono: social, app e mail per denunciare la violenza sulle donne

C’è anche una donna di Beinasco tra le undici vittime di femminicidio delle ultime undici settimane: mentre tutti i reati, dalle rapine ai furti allo spaccio, sono diminuiti del 66 per cento con il lockdown, il numero dei femminicidi è rimasto, drammaticamente, “stabile”. Parallelamente, è evidente il calo delle denunce su tutto il territorio nazionale: i reati di maltrattamenti contro familiare e conviventi, denunciati a tutte le forze dell’ordine, sono passati dai 1.157 dei primi 22 giorni del marzo 2019 ai “soli” 652 dello stesso periodo di quest’anno.

Di questi allarmanti dati nazionali abbiamo parlato con Lella Menzio, presidente Telefono Rosa Piemonte di Torino, che due mesi fa (clicca qui per l’articolo) aveva lanciato un appello per non lasciare sole le donne vittime di violenza domestica.

Facciamo un parallelo tra gli ultimi due mesi e l’analogo periodo dell’anno precedente, in termini di numeri di chiamate e segnalazioni che vi sono giunte e anche (se possibile) di denunce.

“Diventa difficile fare un paragone numerico: come anticipato nella precedente intervista, per circa due settimane vi è stato un crollo delle richieste da parte delle donne vittime di violenza (circa il 53%), dovuto proprio alla mancanza di qualunque spazio di libertà per poter chiedere aiuto. Dopo le prima due settimane il calo è stato meno consistente (intorno al 40%) ma la nostra associazione aveva avviato e divulgato una serie molto importante di adeguamenti. Lavoro in remoto, accoglienze in presenza solo per emergenza, ampliamento delle possibilità di contatto attivando anche un cellulare aggiuntivo che consentisse quindi di poter rispondere alle chiamate e al tempo stesso rispondere a post di Facebook, messaggi di messenger, email e quant’altro. Le richieste sono quindi tornare a salire fino quasi ad allinearsi al consueto, mentre da circa una settimana stiamo verificando un grande incremento delle chiamate con richieste di aiuto sempre più urgenti e articolate”.

Quindi è cambiato il modo di denunciare: meno telefono ma più on line, più tecnologia. 

“Visto l’alto numero di accoglienze realizzate “a distanza”, era fondamentale mettere le donne in sicurezza. Per questo, sono stati creati e diffusi tutorial sul come difendere e proteggere la privacy online, in modo particolare quella delle donne vittime di violenza, spesso controllate e spiate pure sui loro dispositivi mobili. È stata altresì implementata una campagna di comunicazione per dare conto sull’operatività del nostro CAV e dei vari numeri utili legati all’emergenza Covid-19. È stato incentivato l’utilizzo dell’app YouPol delle Forze dell’Ordine, che consente alle vittime di violenze domestiche di essere geolocalizzate e soccorse con un semplice click e anche di MyTutela, l’app che consente alle donne vittime di abusi, violenza, stalking e bullismo, di raccogliere e archiviare automaticamente sul proprio smartphone le prove dei contatti (sms, telefonate, email, chat, whatsapp, immagini e video) avvenuti con il persecutore”.

Oltre ai numeri, è cambiato anche il tipo di segnalazioni delle donne vittime di violenza?

“Abbiamo potuto constatare che in molti casi siamo state contattate da donne di livello sociale più elevato, pur avendo comunque sempre osservato una utenza trasversale. Ciò che appare sempre più evidente è che la costrizione imposta dal coronavirus ha acuito le forme di violenza fisica legata alle “punizioni” che anche esplicitamente vengono rivolte alle donne e sempre con maggiore gravità. Esiste quindi un aumento di gravità delle violenze che avvenivano anche precedentemente e appaiono anche nuove situazioni amplificate dalla convivenza forzata”.

In Piemonte c’è un andamento in linea con i dati nazionali?

“Sostanzialmente sì, anche se ovviamente i dati possono variare da zona a zona e si vede comunque un numero rilevane di chiamate al numero nazionale antiviolenza 1522”.

Ci sono novità riguardo alle case che accolgono le donne vittime di violenza?

“Per quanto riguarda quella che è il nostro riferimento principale, ovvero Approdo, la disponibilità c’è sempre stata, così come in alcune situazioni, grazie alla rete creata nel tempo dal Telefono Rosa, abbiamo potuto fare riferimento a una struttura religiosa nel cuneese e a un’altra opportunità dei Padri Somaschi. Piuttosto, va segnalato che il periodo molto critico ha spinto molte donne a chiamare non tanto per affrettare l’allontanamento dal maltrattane, quanto per chiedere in che modo gestire la violenza, non avendo a disposizione un piano strutturato ed efficace – ma anche sicuro – di allontanamento, soprattutto in presenza di figli minori”.

Vi aspettavate questi dati e questa situazione? Secondo voi, come potrebbe evolversi?

“Poteva essere prevedibile e abbiamo cercato fin da subito di organizzare il servizio in modo da poter dare delle alternative di contatto e anche strumenti tipo tutorial diffusi su Facebook per aumentare il livello di autotutela e di sicurezza delle donne vittime di violenza. Purtroppo, riteniamo che l’evoluzione sarà preoccupante: i casi di violenza sicuramente sono aumentati in numero e tipologia, la ripresa sarà problematica dovendo gestire molte situazioni critiche, ma temiamo anche gli effetti del termine del lockdown, la difficile situazione socioeconomica, l’incertezza legata al futuro, le problematiche che non saranno certamente risolte per quanto sia previsto un sostegno a persone e famiglie. Ma voglio segnalare anche delle situazioni positive: grazie ad un sostenitore dell’Associazione, è stato possibile avere un lavoro temporaneo per quattro donne presso un’azienda di Poirino che cercava donne con disponibilità immediata per la produzione di mascherine, altre due sono state accompagnate al lavoro presso una azienda del Chierese dedita alla sanificazione”.

Vi state organizzando in vista di una possibile riapertura o è possibile contattarvi solo via telefono o via internet?

“Stiamo predisponendo spazi e tempi della riapertura, abbiamo predisposto la sanificazione e acquistato tutti DPI individuali e quanto serve per la sicurezza delle operatrici e delle nostre utenti, organizzato il servizio in modo rigido al fine di rispettare le norme sanitarie e di sicurezza che sono imposte. Per ora privilegiamo comunque i contatti da remoto, senza escludere, come prima, che alcune situazioni molto più critiche ed emergenziali possano essere accolte in presenza, ma sempre in totale sicurezza. Prevediamo una riapertura attorno alla prima settimana di giugno, secondo un protocollo di sicurezza che abbiamo predisposto e che sarà diffuso quanto prima”.

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