Cilla Torino, una casa accoglienza a regime ridotto

Il coronavirus in pochi giorni ha spazzato via quasi ogni certezza. Sono davvero tanti i settori che sono stati investiti dalla potente onda d’urto della pandemia. Tra i settori che più hanno subito i maggiori contraccolpi c’è sicuramente quello della ricettività alberghiera. Ripercussioni negative simili si sono registrate anche per le case che accolgono malati e i loro familiari giunti a Torino, anche da molto lontano, per ricevere cure mediche particolari. Tra queste, una delle più importanti e conosciute a Torino, c’è quella gestita dall’Associazione Cilla Torino.

Il presidente Marco Vignati racconta così questi giorni particolari: “Da quando è scoppiata l’emergenza la nostra attività si è dovuta arrestare. Non si sono però arrestati i costi che quotidianamente dobbiamo sostenere. In questo senso davvero siamo attanagliati dagli stessi problemi che possono avere in questo momento alberghi e residence. La nostra difficoltà è anche quella di non poter fare nient’altro dal momento che non abbiamo per esempio alcuna abilitazione per l’assistenza medica. Al momento nella nostra struttura su tre piani ci sono soltanto quattro nuclei familiari. Hanno tanto spazio: ecco, problemi di distanza non ce ne sono senz’altro. Per noi invece resiste un problema economico”.

Ancora il presidente Vignati: “Sono solo quattro nuclei familiari perché le strutture ospedaliere della città, una volta esplosa l’emergenza, hanno giustamente avvertito i pazienti che sarebbero dovuti venire a Torino dall’Italia e anche dall’estero di non partite. Così in questo momento usufruiscono del nostro servizio soltanto le persone che sono attualmente in cura e una famiglia che non può evidentemente partire visto il blocco che persiste”.

L’Associazione ovviamente non si è fatta trovare impreparata e ha messo a punto alcune precauzioni; sempre Vignati racconta: “Abbiamo fatto tutto quello che prevedono i dispositivi di legge in vigore. Al momento anche il volontariato è sospeso. Solo una nostra dipendente si reca nella struttura per tenere pulite e disinfettare le parti comuni. In ogni caso ci siamo preoccupati di fare la necessaria informazione tra le persone che al momento sono nella nostra casa accoglienza, anche se essendo tutte persone che hanno a che fare con il mondo ospedaliero sono già molto ben “addestrate” e sanno benissimo come ci si deve comportare in questa situazione”. Quando è previsto il ritorno a regime? Vignatti alza le spalle: “Difficile davvero prevederlo. Tutto dipende da quando le strutture sanitarie torneranno a regime. Al momento non abbiamo indicazioni. Come tutti dobbiamo aspettare che l’emergenza finisca. Speriamo davvero il prima possibile”. 

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